A tu per tu con…ANGELICA

di Alessandra Savino

Due occhioni azzurri incorniciati da un’immensa chioma corvina di ricci. E’ il giovane volto di ANGELICA, al secolo Angelica Schiatti, emergente cantautrice, giunta dal nord Italia ad aprire il concerto di Carmen Consoli al festival RigeneraSmARTCity 2019 di Palo del Colle. Nota al pubblico come leader dei Santa Margaret, band con cui ha raggiunto importanti traguardi, tra cui la finale del Premio Tenco per la categoria miglior opera prima e la vincita degli Mtv Awards New Generation, oggi ha intrapreso la carriera da solista. In una chiacchierata, molto simile a quella fra donne che si confrontano sulla vita, l’amore e la crescita, mi ha raccontato della sua passione per il vintage e, soprattutto, di come questa abbia influenzato le sue scelte musicali. “Quando finisce la festa” è il titolo del suo disco d’esordio.

Primo disco da solista, cosa significa per un artista arrivare a questo traguardo?

E’ strano perché, in realtà, è un primo disco che primo disco non è. E’ molto bello perché hai già fatto tante esperienze eppure questa è sempre una prima volta. Tutte quelle esperienze, sia positive che negative, le ho fatte mie ed era da tanto che volevo dire delle cose che fossero solo mie. La musica va sempre condivisa, è un percorso che avviene come se fosse una catena, a partire dalla scrittura. E’ un percorso che avevo bisogno di fare da sola ed è stato un bel viaggio.

Invece il primo disco, non da solista, che hai pubblicato?

Con la mia band nel 2014, ero piccola, avevo appena ventiquattro anni. C’erano canzoni che avevo scritto dai venti ai ventidue anni. Era un altro mondo, ora sono più consapevole e me la godo di più, mentre all’epoca ero più ansiosa.

Angelica – “Quando finisce la festa”

Cosa è cambiato a livello di scrittura dei testi?

Tantissimo…ho spostato sicuramente il focus da cose più assolute alla vita quotidiana. Anche perché nel frattempo, come è normale che sia, passano gli anni e il tuo cuore viene calpestato più e più volte. Sono successe una serie di cose che avevo bisogno di fissare in un momento all’interno di canzoni. Quindi, ho iniziato a scrivere di quello.

Fra i tuoi temi c’è prima di tutto l’amore: che tipo di amore canta Angelica?

Eh un disamore…diciamo che l’unico aspetto positivo di tutti i miei amori è che alla fine mi hanno portato a scrivere delle canzoni. La fortuna di scrivere delle canzoni è che ti permette di colorare anche dei ricordi che dentro di te sono più neri. Per me è difficile scrivere su qualcosa che è appena successo, di solito passa del tempo per poter metabolizzare. Per cui l’amore è un’opportunità per scrivere canzoni.

Il cantautorato mette a nudo l’artista in qualche modo…quanto c’è di te in un brano?

Tutto…è spaventoso perché quando scrivi è un po’ un flusso di coscienza e, lì per lì, stai scrivendo delle frasi non sai bene cosa stai facendo. E’ qualcosa che sento e che non passa dal cervello, è un passaggio emotivo direttamente sulla carta. Quindi, in realtà, dopo, quando riascolto ciò che ho fatto dopo una settimana o un mese mi dico <<cavolo, allora era quella roba lì!>>. Nelle mie canzoni metto proprio tutto a nudo, per questo quando vengono apprezzate è bello. Il cruccio del cantautore è che fa molto male una qualsiasi smorfia negativa perché quella sei tu.

Hai cantato sempre e solo tuoi brani?

Sì certo, ogni tanto in passato ho fatto anche delle cover perché mi piace riarrangiare e mescolare sonorità.

I tuoi idoli musicali italiani e stranieri?

Di italiano sicuramente Lucio Battisti, anche se seguo comunque tutta la musica contemporanea. Penso che questo sia un momento meraviglioso: c’è gente come Dimartino, Calcutta, Verano che fanno bella musica. Fra gli stranieri ti dico che io solo ‘malatissima’ dei Beatless però, di contemporanei, mi piace tantissimo ad esempio St. Vincent.

Angelica

Il titolo del tuo disco è “Quando finisce la festa”: cosa succede quando una festa finisce?

È un limbo, è quel momento in cui qualcosa è finito ma tu non hai ancora in mano ciò che ci sarà dopo. Quindi è un momento in cui sei un po’ sperso, di qui l’immagine della festa che finisce, magari tardi, ma non è ancora un altro giorno. E’ praticamente quel momento di vita in cui sei in mezzo fra quello che sarà e ciò che è stato.

Questo momento l’hai descritto nelle tue canzoni?

Si perché poi in realtà in quel momento lì, quando pensi di non aver in mano niente, è lì che crei la base per quello che ci sarà dopo. Allora ci vuole coraggio per andare avanti perché quando non hai nulla un po’ di panico ti viene.

So che hai una passione per il vintage e, quindi, per il vinile…da dove nasce?

Io vengo da una famiglia in cui non c’era musica, non c’era neanche la radio. Ho avuto questa folgorazione a dodici anni per i Beatless. E’ come se fossero stati loro il mio anno zero. Poi, nella linea del tempo sono andata un po’ avanti, un po’ indietro. Vivo questo tempo e non sono una nostalgica però è come se quello fosse stato il primo amore e i primi amori ti lasciano il segno che per tutta la vita non puoi toglierti. Quindi, probabilmente deriva tutto da lì, dall’esser partita dagli anni Sessanta.

Il vintage invade ogni ambito della tua vita in poche parole…

Cero, ho vinili, strumenti vintage, vestiti. Però non mi piace il vintage fine a sé stesso perché, in realtà, mi piace mischiarlo. Ad esempio, metterei insieme una batteria elettronica con una chitarra degli anni Sessanta.

Angelica

Oltre l’amore, cosa canti?

La crescita. C’è una generazione molto ampia che va dai venticinque anni ai quarant’anni dove prendi coscienza di te. Si è molto ampliata la giovinezza. E’ difficile, perché a volte sei molto maturo però ti ritrovi in una condizione quasi adolescenziale dal momento che viviamo in una società che rende tutto più difficile, più lento. Non è più così facile raggiungere delle posizioni stabili prima dei trent’anni. Quindi spesso viviamo come degli adolescenti in un’età in cui i nostri genitori erano già sposati e avevano figli. Affronto anche questa tematica della crescita che dovrebbe andare di pari passo con la crescita nella società ma non sempre è così.

Pensi che, dopo l’esperienza da solista, un cantautore possa tornare in una band?

Ma si, a me piacerebbe fare un po’ all’americana, quella modalità secondo cui tutti hanno tanti progetti. Magari si potrebbe pensare di prendersi due anni per far qualcosa da solo per poi fare altro e suonare insieme.

Ultima tappa del tour estivo qui al RigeneraSmARTCity? Come si chiude questa tournée?

Sì, è l’ultima tappa salvo qualche sorpresa a fine settembre e il tour è andato benissimo, direi che meglio di così non si poteva chiudere. Sono molto contenta perché questo autunno ci sarà la vera fine del ciclo di questo disco. Farò un tour da sola, senza band, e poi sto lavorando già al nuovo disco. Ho già scritto un bel po’ di pezzi e sicuramente uscirà prima dell’estate 2020.

Ha parlato di un tour senza la band quindi?

In questo tour le tappe più importanti saranno con la band, come Roma e Milano. Poi girerò da sola per vari date con chitarra e voce, tipo ‘one girl band’, in modo da poter fare quelle tappe che per ragioni logistiche non abbiamo potuto fare d’estate.

 Su quale tipologia di palco ti senti più a tuo agio far piazze, teatri, stadi, locali?

Ma in realtà ho suonato in talmente tanti posti che mi sono resa conto che non è tanto il luogo quanto il pubblico che fa la differenza. Quando vedo che ci sono facce attente e sorrisi allora capisco che quello è il posto ideale.

Il pubblico di questo festival come l’hai trovato?

Bellissimo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *